Yen, Giappone vicino alla recessione

Il recente rapporto Tankan della banca centrale ha indicato un nuovo calo della fiducia delle grandi imprese nipponiche, per livelli oramai ai minimi da tre anni. Un segnale che l’Abenomics, l’ambiziosa strategia di politica economica lanciata dal premier Abe, non ha ottenuto tutti i risultati sperati. Ed è dunque probabile che il Giappone si appresti a ospitare il G-7 di fine maggio, una settimana dopo l’annuncio del suo ritorno in recessione.

Il circolo virtuoso dell’economia che l’Abenomics intendeva creare – ricorda il quotidiano Il Sole 24 Ore – sta perdendo anche il semicerchio positivo che era riuscita a materializzare con lo sprone al rialzo della Borsa e all’indebolimento dello yen, forieri di un aumento dei profitti delle grandi imprese (non si è mai realizzato il secondo semicerchio, ossia maggiori investimenti in patria, radicamento delle attese di inflazione, rialzo dei salari e quindi dei consumi).

Concordando con la visione sopracitata del quotidiano economico finanziario, non possiamo che ricordare come il Nikkei abbia chiuso l’anno fiscale in ribasso per la prima volta dal periodo dello tsunami e della tensione nucleare, e l’esaurimento della tendenza declinante dello yen spinge le imprese a essere più pessimiste su utili e investimenti. A nuocere ulteriormente alla view economica nipponica è anche il dato sui consumi interni, che continuano a soffrire con particolare incisività, tanto che per la prima volta in quattro anni le vendite di auto sono scese sotto quota cinque milioni (-6,8%).

Eppure, il governo giapponese non sembra essere preoccupato più dai fattori endogeni, che esogeni. Anzi: nelle aree ministeriali si fornisce più frequentemente colpa al rallentamento dei mercati emergenti (a partire dalla vicina Cina) e dell’economia globale, piuttosto che alle criticità locali. Lo stesso Financial Stability Board, ricordava infine il quotidiano, al termine della riunione plenaria conclusasi a Tokyo, ha riconosciuto l’aumento di alcune vulnerabilità, mentre il suo presidente Mark Carney (governatore della Banca di Inghilterra) ha colto l’occasione per tornare a sottolineare i limiti delle politiche monetarie ultraespansive non accompagnate da serie riforme strutturali per aumentare la produttività.

A questo punto, occhi puntati sulla Bank of Japan, che a fine mese potrebbe introdurre nuove misure di allentamento, forzando forse al ribasso i tassi di interesse negativi già introdotti a metà febbraio, e accolti in maniera negativa da investitori e opinione pubblica. Non sono infine da escludersi nuovi stimoli fiscali.

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