Ungheria: virtù del debito e valuta debole

Per un po’ di tempo, gli investitori si stanno tenendo alla larga dal fiorino ungherese, salvo i traders intra-day che apprezzano la volatilità del cambio, affiancata da un minor numero di incognite decisionali. Osserviamo, infatti, lo storico dei tassi di cambio tra Euro e Fiorino Ungherese. C’è una tappa fissa che è quella dell’apprezzamento relativo, immediatamente seguito dal deprezzamento relativo.

Al 14/05/2014 il cambio (Eur/Huf) era pari 303,4837. Cosa fa nel giorno seguente (15/05/2014)? Continua a deprezzarsi per un balzo pari a 303,7458 (+0,08%)

Ma dal 13/05/2014 al 14/05/2014 è avvenuto un lieve apprezzamento del cambio del:

  • -0,09%, tra Euro e valuta Ungheria (fiorino ungherese) che era pari a 303,7785.

Andando a ritroso si assiste ad una costante dinamica di fluttuazione del cambio che, rispetto ad inizio anno, si è comunque apprezzato, tutto sommato considerando il periodo di instabilità politica che il paese ha dovuto attraversare. Al 27/03/2014 il cambio era pari a 310,7237. Una buona risposta, quindi, sul piano della tenuta del cambio, malgrado la debolezza della valuta. Volatilità gradita ad un gran numero di forex traders. Gli investitori adottanti un’ottica di medio/lungo termine che sono alla ricerca di attività da tenere in portafoglio non scommettono, invece, sull’economia Ungherese. Preferiscono rivolgersi al mercato dei bond dell’Ungheria, vista la virtù del debito, purché siano quotati nella valuta con maggiore forza relativa (euro o dollaro).

Ma c’è qualche dettaglio che non convince gli analisti. Come ha fatto l’economia Ungherese a riprendersi dalla crisi del debito che già l’affliggeva, conto tenuto che una decina d’anni fa rischiava che entrasse in corso la procedura Ue per disavanzo eccessivo? Altri paesi emergenti non vi sono riusciti e continuano ad essere sommersi dal debito. Tra di essi, sta suscitando una costante attenzione il Venezuela.

Le insidie della contabilità e dei numeri

Purtroppo bisogna ammetterlo. Molte volte la capacità informativa delle cifre di sintesi (case study:Ungheria) è ridotta. Rischiamo di avere delle informazioni distorte.

Un caso emblematico è quello del Pil. Chi ha detto che un aumento del Pil stia a significare una ripresa dell’economia interna? Lo Stato può semplicemente risparmiare sulle importazioni, giocare su un aumento delle esportazioni ed il Pil aumenta, ma solamente perché è stato fatto un gioco sulle partite commerciali, non per la ripresa dei consumi interni! Vi sono, poi, tutti quei dati non misurabili che rendono incompleta la misurazione del Pil.

Ritornando sul caso economia ungherese. Il deficit pubblico/Pil si è mantenuto nella soglia del 3% ed il debito pubblico sembra rimanere sospeso intorno all’80%.

L’Ungheria, però, ha abilmente giocato con le cifre. Per far scendere il deficit, ha fatto lievitare la parte positiva non destinando ai fondi pensione i contributi previdenziali e pensionistici ma facendoli parte integrante del bilancio. E non è stata solo questa la quota-parte di contribuzione dei fondi a risparmio gestito e previdenziali privati sul miglioramento dello stato delle finanze pubbliche.

Nel frattempo, si è ben pensato al taglio dei tassi, nella consapevolezza che ciò avrebbe potuto indebolire maggiormente la valuta. E’ servito ad agevolare il ripianamento del gravame della situazione delle finanze pubbliche. Si può pensare che in altre aree europee, dove la banca centrale non è indipendente come quella dell’Ungheria, l’appiattimento del costo del denaro abbia più lo scopo di rientrare nella convergenza del debito, dato che elevati interessi sul debito sarebbero particolarmente gravosi per lo Stato. Perché, allora, parlare di un unico tasso se gli scenari operativi di interazione sono oppositi?

C’era il problema dell’occupazione? Lo si è parzialmente risolto attraverso l’intervento pubblico (opere pubbliche con impiego di manodopera) e cercando di stimolare l’imprenditoria estera.

C’era il problema dell’inflazione? Si è, subito, pensato al controllo dei prezzi.

L’inflazione arriva a sfiorare quota 0, la crescita è aumentata. Ma tutto questo sarà sostenibile nel medio-lungo termine, in assenza di manovre di impatto strutturale per l’Ungheria?

E’ ciò che preoccupa gli investitori. Intanto, la banca centrale ungherese ha limato ulteriormente al ribasso i tassi di ben 10 punti base.

Si attendono, quindi, inversioni di rotta, da parte del fiorino ungherese, ritornando ai livelli di debolezza di inizio anno (supporto a quota 110, contro euro).

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