Sterlina e dollaro in rafforzamento, Brexit meno “impattante” del previsto?

La giornata Forex ieri si è conclusa con qualche interessante spunto di valutazione. Cominciamo dall’area euro, con la pubblicazione della stima flash mostra che l’indice di fiducia dei consumatori elaborato dalla Commissione Europea è calato a luglio a -7,9 punti da -7,2 punti: la flessione è in buona parte stata attesa dagli analisti, e non sembra aver mostrato impatti significativi derivanti dall’esito del referendum inglese sul morale dei consumatori. In media trimestrale l’indice era passato da -8,2 del primo trimestre a -7,8 del secondo, quindi il dato di luglio non può considerarsi particolarmente negativo. L’indice rimane al di sopra della media di lungo periodo.

Scendendo più nel dettaglio sull’andamento dei principali cross valutari, evidenziamo inoltre come il dollaro sia salito a oltre 107 contro yen, toccando il massimo da marzo come cambio effettivo. Il movimento è associato a una modesta risalita delle aspettative sui tassi di interesse, che tornano a scontare una probabilità non marginale di rialzo dei tassi entro fine anno.

Anche la sterlina sembra inoltre rafforzarsi, salendo sopra 1,3200 dollari. In questo caso, l’andamento sembra poter trarre giovamento dall’evidenza che il referendum non ha ancora provocato quel repentino rallentamento dell’economia che molte analisi pronosticavano fin dal terzo trimestre. Naturalmente, quanto sopra non deve lasciare intendere che non vi saranno ripercussioni, poiché è comunque probabile che qualche variazione negativa, anche significativa, possa presto comparire.

Intanto, secondo l’indagine congiunturale della Bank of England, “l’incertezza fra le imprese è salita significativamente”, ma per ora prevale l’attitudine “di continuare come al solito” e “non c’è alcuna chiara evidenza di un violento e generalizzato rallentamento dell’attività”. “Una maggioranza di imprese non si attende un impatto di breve termine sui loro investimenti o sui piani di assunzione”, anche se “circa un terzo pensa che ci sarà un qualche impatto negativo nell’arco dei prossimi 12 mesi”. “Ci sono scarse prove di un qualsivoglia impatto sulla spesa dei consumatori in servizi e beni nondurevoli”, anche se vi sono notizie di “una maggiore esitazione sugli acquisti di beni di alto valore unitario”. Le condizioni creditizie sono giudicate dalle imprese un po’ più restrittive, anche se non c’è evidenza di una minore propensione delle banche a prestare.

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