Previsioni petrolio fine settembre 2015

Negli ultimi giorni le quotazioni del greggio hanno registrato un marcato aumento a fronte della pubblicazione di dati ben positivi sul fronte delle riserve e delle raffinerie statunitensi, dalle quali arrivano elementi utili per poter registrare un’attività stranamente alta per il mese di settembre rispetto a quanto eravamo abituati negli ultimi anni, considerato che il nono mese dell’anno è tipicamente periodo di manutenzione.

Detto ciò, ricordiamo come nella giornata di mercoledì lo US Department of Energy (DOE) ha comunicato che durante la scorsa settimana le scorte totali di petrolio greggio statunitense sono diminuite di 2,10 milioni di barili a 455,89 milioni di barili, con una flessione dello 0,5 su base semestrale e un incremento del 25,8% su base annua, contro le stime di consenso che prevedevano un aumento di 1,79 milioni di barili.

A Cushing, le scorte sono diminuite di 1,91 milioni di barili a 54,50 milioni di barili, con una flessione del 3,4% su base semestrale e un incremento del 172,5% su base annua. In tale ambito la produzione è diminuita di 18 mila barili a 9,12 milioni di barili giornalieri, in calo dello 0,2% su base semestrale e in incremento del 3,2% su base annua. Le scorte di distillati sono aumentate di 3,06 milioni di barili a 153,96 milioni di barili, mentre quelle di benzina sono cresciute di 2,84 milioni di barili a 217,39 milioni di barili. Nelle ultime quattro settimane, la domanda di carburanti è stata 9,16 milioni di barili al giorno, in incremento del 2,0% su base annua mentre l’offerta complessiva è stata di 20,29 milioni di barili al giorno, in incremento del 2,9% su base annua.

Al di fuori dei confini statunitensi riscontriamo che il governo del Venezuela si starebbe efficacemente adoperando ad organizzare un summit fra produttori OPEC e non-OPEC, finalizzato – ricordano gli analisti ISP – a raggiungere un accordo sui volumi e sostenere di conseguenza i prezzi. Il governo venezuelano ritiene che il prezzo ottimale per sostenere gli investimenti e la stabilità globale sia di 70 dollari al barile.

Per quanto infine concerne il mercato africano, il prezzo del greggio su livelli storicamente bassi sta deteriorando le prospettive di produzione in Africa. E, nonostante gli accordi sottoscritti, Uganda e Kenya mostrano dubbi circa la costruzione di un oleodotto finalizzato a trasportare nei porti kenioti il greggio ugandese, la cui estrazione dovrebbe iniziare nel 2018.

Secondo le rilevazioni della US Energy Information Administration, le riserve di greggio in Uganda sarebbero oggi pari a 2.500 milioni di barili.

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