Opzioni binarie petrolio, previsioni sulla domanda (dati Aie)

Con il greggio quotato ai minimi recenti storici, è facile pensare che tutti coloro i quali investono in opzioni binarie petrolio stiano aguzzando gli occhi alla ricerca di segnali di fumo dall’orizzonte. Anche perché, in buona evidenza, qualcosa potrebbe presto cambiare, e proprio il petrolio potrebbe essere una delle determinanti in grado di trainare la ripresa.

In merito, secondo quanto affermava pochi giorni fa l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), la domanda mondiale di petrolio dovrebbe attestarsi a 94,6 milioni di barili al giorno nel 2015, in rialzo di 1,8 milioni di barili al giorno, e dovrebbe proseguire la sua crescita (che quest’anno ha potuto reggersi in misura prevalente per le richieste di Cina, Stati Uniti, India e Europa), pur a un ritmo più lento di 1,2 milioni di barili al giorno, per arrivare 95,8 milioni nel corso dell’anno che è oramai alle porte.

Dunque, la stessa Aie stima una crescita della domanda di greggio. Ed è proprio la stessa agenzia a imputare che tale ripresa sarà legata al recupero dell’economia globale che sta tuttavia correndo meno del previsto. E che, pertanto, pone qualche dubbio sull’attendibilità di medio termine delle stime compiute dall’Aie.

Ad esempio, secondo il Rapporto mensile di dicembre, la caduta dei prezzi del petrolio è sì prevista in attenuazione, ma è anche vero che ci vorranno anni prima di tornare agli oltre 100 dollari al barile toccati nel mese di giugno 2014. Più concretamente, la scorsa settimana sia il Brent (il petrolio del Mare del Nord, riferimento per l’Europa), sia il Wti (il petrolio americano) hanno toccato le quotazioni minime da sette anni dopo le decisioni dell’Opec, il cartello dei paesi esportatori presieduta dal nigeriano Emmanuel Ibe Kachikwu, di mantenere invariata la produzione nonostante l’eccesso di offerta e di scorte, come voluto dall’Arabia Saudita.

Gli effetti del posizionamento appena ricordato vanno inoltre ad essere ben integrati con le nuove previsioni dell’Aie sulle scorte di greggio, che per l’agenzia aumenteranno ulteriormente, probabilmente di 300 milioni di barili, non appena l’Iran riprenderà la produzione dopo la fine delle sanzioni legate al programma nucleare.

Quindi, che accadrà? In termini apparentemente esemplificativi, il basso prezzo del greggio dovrebbe aiutare i Paesi importatori (ad esempio, l’Italia) a sostenere i propri piani di ripresa. E potrà inoltre cercare di apportare significativi benefici in alcuni settori come quello delle quattro ruote. Dall’altra parte, però, simili livelli minimi del prezzo del petrolio non potranno che creare qualche grattacapo nei Paesi produttori, che dipendono per i propri bilanci pubblici proprio dall’oro nero. E, in aggiunta, gli attuali bassi prezzi del petrolio potrebbero significativamente condizionare gli investimenti delle compagnie petrolifere, che portano a termine i progetti in essere e congelano quelli nuovi.

Ma non solo. Secondo quanto sottolineano gli analisti, il crollo dei prezzi dell’energia frena la ripresa dell’inflazione nell’eurozona, facendo allontanare l’obiettivo vicino al 2% perseguito dalla Bce con le misure straordinarie di politica monetaria. Per il momento, anche in tale proposito, la Bce si è limitata a varare una nuova stagione tiepida del QE. Ma non è un caso che abbia lasciato aperta la porta a nuovi importanti interventi.

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