Lo yen “forte” porta in correzione il dollaro

Nella giornata di ieri il dollaro statunitense ha subito una nuova correzione, questa volta principalmente imputabile anche all’apprezzamento dello yen, dopo che il governo giapponese ha varato il tanto atteso pacchetto di stimolo (per certi analisti, più debole di quanto era lecito attendersi). È comunque ben possibile che il nuovo arretramento stia scontando ancora la delusione sperimentata sui dati di Pil USA pubblicati la settimana scorsa, che hanno mostrato un andamento del prodotto interno lordo di periodo più debole degli auspici.

La situazione che si è così venuta a creare rende ancora più necessario che l’employment report di venerdì sia positivo e pienamente convincente: se così non fosse, è possibile che all’orizzonte possa essere sperimentato un ulteriore calo del biglietto verde. Intanto, più sul breve termine, è possibile mettere alla prova la tenuta del dollaro con la stima degli occupati ADP e con l’ISM non manifatturiero, entrambi di luglio, e quindi relativi all’inizio del terzo trimestre. In caso di altre delusioni da questi dati, la discesa del dollaro proseguirebbe.

Di contro, approfittando della momentanea debolezza del dollaro statunitense, l’euro è salito fino
in area 1,12 EURUSD, raggiungendo un massimo recente sopra quota 1,123 EUR/USD. Affinchè l’euro possa resistere in tale ambito, è necessario anzitutto che i dati USA del pomeriggio non deludano.

Per quanto infine concerne la sterlina, la valuta britannica è lievemente rimbalzata da 1,31 a 1,33 GBP/USD, aiutata inizialmente dal PMI costruzioni che è sceso meno delle attese. Il rimbalzo è stato ampio anche contro euro. Importante sarà questa mattina la stima finale del PMI servizi, poiché un’eventuale revisione al ribasso, come per altro è già accaduto lunedì scorso per il PMI manifatturiero, eroderebbe almeno parte del recupero che è stato possibile riscontrare nella giornata di ieri. In aggiunta a quanto sopra, si ricorda come oggi inizia l’avvenimento clou della settimana, rappresentato dalla riunione della Bank of England (che però si concluderà solo domani). Le attese sono per un taglio dei tassi da 0,50 per cento a 0,25 per cento, che appare pressochè incorporato nei prezzi di mercato. La sterlina non dovrebbe pertanto esserne penalizzata in modo eccessivo. A fare la differenza però sarà la dimensione della revisione verso il basso sulla crescita che la BoE farà in ragione di Brexit: se la revisione sarà più drastica di quanto previsto dal Fondo monetario internazionale, la sterlina potrebbe risentirne negativamente (e non poco).

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