Investire sul dollaro, il FOMC per il rialzo dei tassi si allontana?

Aggiorniamo quest’oggi lo scenario di investimento sul dollaro statunitense. Come risulta ben evidente dall’analisi numerica degli ultimi giorni, la valuta verde sembra aver interamente recuperato il calo post pubblicazione del report sull’occupazione. Ricordiamo infatti che venerdì i dati sul mercato del lavoro avevano parzialmente deluso, influenzando in misura significativa il corso dei cambi valutari che riguardavano anche il dollaro.

Investire sul dollaro, rialzo tassi più lontano?

A questo punto è lecito domandarsi se il rialzo dei tassi di interesse di riferimento della Fed siano nuovamente “allontanabili”. L’impressione è che, nonostante il FOMC abbia perso la “pazienza”, se entro i prossimi due mesi non arriveranno dai macroeconomici piuttosto forti e convincenti (soprattutto sul fronte dell’occupazione), la svolta dei tassi di interesse di riferimento non avverrà nemmeno nella sessione del 17 giugno.

A conferma dell’approccio di cui sopra, si tenga anche in evidenza che l’ISM di lunedì scorso non è stato incoraggiante, ma non ha nemmeno deluso, considerato che è sceso moderatamente, ma in linea con le attese. Occhi aperti sui verbali dell’ultimo FOMC, che dovrebbero svelare maggiori dettagli sul timing del primo rialzo dei tassi e sulle variabili che rileveranno maggiormente in tale processo decisionale.

E l’euro? La valuta unica europea, sulla scia dell’employment report, era risalito fino a toccare quota 1,1035 EUR/USD. Successivamente è rientrato in quota 1,08 EUR/USD. A questo punto pare sempre più evidente che saranno i dati americani, piuttosto che quelli europei, a influenzare il cross valutario. Attenzione tuttavia a quanto avverrà sul fronte greco, con altre riunioni informali dell’Eurogruppo in programma per poter valutare il da farsi.

Appare in merito chiaro che il tempo a disposizione della Grecia e di Bruxelles per poter trovare un accordo definitivo si sta esaurendo e, salvo esiti molto negativi dagli incontri in pianificazione, il venire meno dell’incertezza potrebbe rappresentare un nuovo fattore di sostegno per la valuta unica europea. Difficilmente però la nuova “forza” relativa dell’euro potrà evitargli delle depressioni temporanee: la quota 1,05 EUR/USD è alla portata di qualche potenziale sessione di negoziazione.

Chiudiamo infine con un rapido cenno sulla sterlina, apprezzatasi a quota 1,49 GBP/USD, per poi essere rientrata parzialmente. Anche in questo caso attenzione alla riunione imminente della Bank of England, dalla quale non si attendono grandi novità. Saranno comunque importanti i verbali in uscita mercoledì 22 aprile, poiché forniranno nuove indicazioni utili per comprendere se il primo rialzo dei tassi avverrà quest’anno o sarà rinviato al 2016.

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