Investimenti Bot a tassi minimi: e se puntassimo sul mattone?

Gli investimenti in titoli di Stato continuano a deludere, con tassi di interesse dell’asta Bot a 6 mesi del Tesoro (l’ultima disponibile, scorrendo la cronologia), che ha costituito un buon momento di “cassa” per lo Stato ma, evidentemente, una chance di insoddisfazione per i risparmiatori. Ne deriva che, presumibilmente, nel corso del 2015 le strategie di investimento degli italiani saranno destinate gradualmente a mutare, andando magari a privilegiare delle forme di impiego che negli ultimi tempi erano state trascurate.

Le motivazioni sono d’altronde sotto gli occhi di tutti. Guardando i risultati dell’ultima asta del ministero dell’Economia, si scopre come il Tesoro abbia piazzato con facilità tutti i 6,5 miliardi di euro di buoni ordinari a 6 mesi, ma lo abbia fatto con un rendimento ai minimi storici: 0,196%. Ovvero, praticamente zero. Nonostante ciò, la domanda è stata imponente, pari a quasi il doppio dell’offerta (11,7 miliardi di euro). A fare incetta sono stati soprattutto gli investitori istituzionali, tra banche, fondi di investimento, grossi trader.

Tutto strano? Non proprio. A ricordarcelo è Chiara Manenti, strategist di Intesa Sanpaolo, che in buona evidenza segnala che “se ci stupisce che qualcuno compra un Bot italiano a zero, teniamo sempre presente che c’è chi è disposto a comprare carta tedesca o finlandese fino a sette anni a tassi negativi”. La motivazione è dunque piuttosto semplice: l’asta è andata a ruba perché vi è un eccesso di liquidità, a sua volta dovuto da politiche monetarie espansive delle banche centrali (si ricorda il quantitative easing della Bce), che innesca una domanda speculativa che anziché puntare al rendimento di medio termine determina un’ottica di brevissimo termine, che spinge gli operatori a fare arbitraggio o scommettere su possibili rialzi dei prezzi.

La soluzione per spuntare rendimenti più accattivanti è dunque quella di rivedere il proprio approccio di impiego. Meglio puntare su segmenti che in questi anni hanno deluso, ma che presto potrebbero tornare in forte auge. Tra di essi, l’immobile sembra attirare nuove attenzioni: se il calo delle quotazioni sta per finire, lo stesso non si può certamente dire per le timide domande alle agenzie immobiliari o al mercato diretto. Il tutto, complice anche i tassi di indebitamento ai minimi storici, potrebbe tramutarsi in un riavvio della macchina dei finanziamenti a medio lungo termine, e in un concreto supporto agli investimenti nel mattone.

Voi che ne pensate?

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