Fmi preoccupato sulla Cina: gonfia i dati sul Pil?

Il Fondo monetario è sempre più preoccupato sulla reale consistenza dell’economia cinese, tanto che i rumors e le indiscrezioni sulle voci che si stavano formando ai piani alti dell’istituto internazionale, si stanno ora formalizzando in documenti più concreti. Il timore è che la Cina gonfi i dati sul proprio prodotto interno lordo, con un Pil che sarebbe pertanto parzialmente più debole i quanto appare. Se i timori dovessero tramutarsi in realtà, si tratterebbe di un gravissimo flop per l’equilibrio internazionale, poichè metterebbe in serio pericolo la credibilità (peraltro, già minata su vari fronti) di un’economia emergente che negli anni più duri della lunga crisi economico finanziaria che ha attanagliato l’Occidente, ha funto da traino nei confronti di una moderata crescita globale.

E così, nel rapporto Articolo IV, che il Fmi ha redatto a conclusione della missione annuale di monitoraggio sulla nazione, si legge effettivamente che vi è qualche segnale che indica una possibile esagerazione delal crescita che è stata recentemente manifestata, ma quell’esagerazione è comunque probabilmente moderata. I dati nazionali ufficiali – proseguono poi le dichiarazioni contenute nel dossier – per quanto vi sia spazio di miglioramento, forniscono un quadro che si ritiene generalmente affidabile. Insomma, nessuna volontà di spalare fango sulla credibilità dei dati cinesi ma, comunque, l’esistenza di qualche segnale di esagerazione, pur moderato. Come a dire che, forse, la Cina ha esagerato con i dati che sono stati pubblicati, ma che complessivamente questa esagerazione non sembra nascondere un’inaffidabilità del quadro comunicato.

Al di là dei giri di parole formulati dal Fmi con un’ottica di sostanziale equilibrio, l’istituto di Washington incoraggia poi le autorità cinesi a continuare a migliorare la qualità dei dati e la comunicazione delle proprie politiche. Il tutto, con l’obiettivo dichiarato di ridurre l’incertezza, allineando le aspettative e proteggendo contro la turbolenza dei mercati. Quasi a voler compensare le accuse di esagerazione sui dati manifestati, il Fmi ricorda poi più volte che la Cina è da intendersi come un’economia fondamentale per la globalità. Ragionando in termini numerici, l’istituto americano afferma che la stima di crescita dell’economia cinese per quest’anno è da confermarsi al + 6,6%, dopo il + 6,9% del 2015. La Cina – conclude il Fmi – continua così la sua transizione verso una crescita sostenibile, pur dovendo affrontare anche molte sfide, che non lasciano comunque passare in secondo piano i numerosi progressi compiuti.

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