Fed, come ci si avvicina alla riunione di metà marzo

Negli USA i dati macro recentemente pubblicati sembrano poter conferire un clima di maggior fiducia in seno alla riunione del FOMC della Fed di metà marzo, oramai in rapido avvicinamento. Una fiducia che, a nostro giudizio, non sarà comunque sufficiente per orientare il comitato verso una scelta di incremento dei tassi di interesse di riferimento, il cui sentiero di risalita dovrebbe pertanto subire una battuta d’arresto, possibilmente estesa anche alla riunione successiva.

Tornando al presente, negli USA i dati più recenti hanno registrato una serie di sorprese positive, confermando la previsione di riaccelerazione della crescita economica a inizio 2016, dopo la quasi-stagnazione di fine 2015. La stima GDP Now dell’Atlanta Fed vede infatti ora la crescita della produttività interna lorda del 1° trimestre a 2,5% t/t annuo, mentre il Chicago Fed National Activity Index a gennaio è tornato in territorio positivo (+0,28) per la prima volta dopo 5 mesi consecutivi sotto zero.

Per quanto attiene le attività, il rialzo degli ordini di beni capitali di gennaio e le revisioni dei dati di dicembre segnalano una probabile ripresa degli investimenti fissi delle imprese nel 1° trimestre. Sul fronte dei prezzi, il CPI di gennaio ha sorpreso verso l’alto, con una variazione dell’indice core di 0,3% m/m (2,2% a/a), che conferma la presenza di un trend verso l’alto per i servizi, nonostante le pressioni verso il basso esercitate da energia e dollaro.

Gli occhi sono ora puntati sui prossimi dati macro. In particolare, in settimana uscirà il nuovo employment report, che dovrebbe confermare una crescita solida di occupati e un tasso di disoccupazione in linea con il tasso di equilibrio. Pur in presenza di un quadro domestico positivo, i commenti della Fed restano improntati a estrema cautela, confermando implicitamente le aspettative del mercato di una pausa dei tassi alla riunione del 16 marzo.

Ad ogni modo, la cautela non deve essere intesa come un ripensamento nella strada di crescita dei tassi, con un sentiero che rimane ben scritto. Le ipotesi di un possibile ritorno ai tassi minimi storici sono estremamente basse (quasi nulle), mentre rimane possibile un doppio rialzo dei tassi da qui a fine anno. Tutto andrà però inquadrato sulla base di quel che accadrà nel corso dei prossimi mesi: i dati interni (macro) e le condizioni finanziarie internazionali potrebbero costituire un buon impulso (o un tragico peso) alle strategie Fed.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *