Euro, torna il rischio deflazione

A settembre l’area euro si è di nuovo contraddistinta per la deflazione: su base annua l’indice dei prezzi ha infatti segnato un -0,1% contro il +0,1% di agosto, facendo dunque registrare il primo negativo da quando, sette mesi fa, la Bce ha lanciato il Quantitative easing. L’inflazione core, che non computa i prezzi degli alimentari e dell’energia, ha invece fatto registrare un +0,9%, lo stesso livello del mese precedente, che resta comunque molto lontano dall’obiettivo fissato dalla Bce, che – ricordiamo – ha in mente la necessità di perseguire un indice di poco inferiore al 2%.

Ebbene, come ricordato qualche giorno fa dal quotidiano Milano Finanza, secondo gli strategist di Ig questi dati “intensificheranno i colloqui tra i membri del board della Bce per un eventuale ampliamento del Qe in termini di ammontare o di durata. Probabilmente tra le due opzioni verrà scelta la seconda, visto che la Bce fa già molta difficoltà a coprire gli acquisti mensili di asset”.

Nonostante ciò, gli esperti sottolineano come sia molto difficile che la decisione venga presa nel meeting del 22 ottobre, mentre è più probabile fissare l’asticella temporale sul mese di dicembre, visto che i membri avranno a disposizione più tempo per valutare il deterioramento dei prezzi”.

In tal proposito, è lo stesso quotidiano a segnalare come il governatore della Banca centrale dell’Estonia, Ardo Hansson, abbia dichiarato che “siamo ancora nella fase iniziale del programma di acquisti di bond e quindi è troppo presto per iniziare ad affrontare la questione di un’eventuale estensione del Qe”. Sempre in questo ambito Hansson ha però poi puntualizzato che “tutto è possibile. L’evoluzione di questi piani dipende dagli sviluppi dell’inflazione”.

Discorso a parte è relativo alla misurazione dell’efficacia di un simile annuncio di estensione del Qe. Come risulta facilmente intuibile , infatti, per avere un impatto immediato sui mercati la Bce dovrebbe aumentare gli acquisti di bond, che attualmente avvengono al ritmo di 60 miliardi di euro al mese. E per farlo dovrebbe estendere il numero delle società le cui obbligazioni possono essere comprate dall’Istituto di Francoforte, visto e considerato che al momento lo “shopping” riguarda solo società con una forte presenza dello Stato nell’azionariato, come per esempio Enel per l’Italia.

Ne deriva, insomma, che la Bce dovrebbe allargare gli acquisti anche ai bond di società ad azionariato privato. Una mossa che tuttavia non sembra essere così immediata e scontata come sembra…

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