Euro dollaro, valuta verde ancora in correzione

Anche nella giornata di venerdì, come era ampiamente intuibile considerato il contesto nel quale sta operando, è proseguita la correzione del dollaro statunitense, che ha pertanto concluso la settimana con una prestazione di ampio e di deciso calo. Colpa – oltre che, come già ricordato, dell’attuale scenario – anche dei dati macro, che sono risultati più deboli delle attese degli analisti, con l’ISM non-manifatturiero che è sceso più del previsto e con gli ordini di beni durevoli che sono stati rivisti al ribasso. Dati che, per intenderci, non dovrebbero comunque modificare la probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve nel corso del mese di dicembre, le cui possibilità vengono ritenute dagli analisti maggiori dell’80 per cento.

La correzione del biglietto verde è comunque dovuta in misura ampiamente maggioritaria alle incertezze pre-elettorali esplose negli ultimi giorni, con il recupero di Trump che complica, e non poco, le previsioni sullo scenario evolutivo. Dunque, più che i dati, potrebbero essere semmai eventuali shock post-elettorali a indurre la Fed a rinviare l’atteso rialzo di dicembre. Occhi aperti inoltre all’employment report: le attese erano per un ulteriore miglioramento del mercato del lavoro, ma in realtà i risultati sono stati molto più contrastanti del previsto, con ciò che ne consegue sul fronte dell’analisi prospettica per le prossime ore.

Passando all’euro, la valuta unica europea è sui massimi recenti ma, a meno di nuovi “shock” sul fronte delle elezioni presidenziali USA, l’impulso rialzista dell’ultima settimana dovrebbe essere in esaurimento. Tutto dipenderà pertanto da quel che accadrà all’interno dei confini statunitensi. Se, come sempre, la Clinton dovesse vincere (pur con un Congresso che apparirà spaccato o a tendenziale maggioranza repubblicana), lo shock dovrebbe essere scongiurato, il dollaro dovrebbe recuperare le posizioni perse negli ultimi giorni, il rialzo tassi Fed farsi più probabile a dicembre e, dunque, l’euro perdere qualche terreno nei confronti della controparte nordamericana.

Chiudiamo infine con uno sguardo alle previste evoluzioni dello yen, che sulla base della crescente avversione al rischio, ha visto le proprie quotazioni migliorare rispetto al dollaro statunitense, pur non in misrua molto dratistica. Nel conto alla rovescia verso il voto USA si potrebbero osservare nuove pressioni rialziste sulla valuta nipponica, ma non dovrebbe esservi minaccia per i robusti supporti a quota 100 USD/JPY…

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