Economia USA in miglioramento, ma niente rialzo tassi sul breve

La Federal Reserve, pur con evidente cautela, ha dichiarato ottimismo tenue sulla tenuta della crescita economica statunitense. Una convinzione che ha permesso, qualche settimana fa, l’avvio del rialzo dei tassi d’interesse, ribaditi da quanto emerge dai verbali dell’ultimo vertice della Banca centrale in dicembre, evento utile per poter inaugurare la svolta di politica monetaria.

Le ragioni che stanno supportando l’ottimismo della Fed sono d’altronde ben note: espansione moderata della produzione, consumi solidi e continui miglioramenti del mercato del lavoro. Tutto bene, dunque?

Non proprio. Perché anche le considerazioni Fed non sono immuni ai timori: nelle sue dichiarazioni l’istituto monetario esprime l’impressione che la prevista gradualità della stretta intende consentire l’attenta “valutazione del suo impatto” e di pericoli di “shock economici”, davanti alle persistenti tensioni sulla crescita e a “significative preoccupazioni” per la debolezza dell’inflazione. Una cautela più che doverosa, soprattutto in uno scenario in cui il dollaro potrebbe rafforzarsi ulteriormente, premendo su un’inflazione che potrebbe raggiungere il target ideale del 2% solo nel 2018. Troppo tardi, forse, rispetto agli auspici della Federal Reserve.

Ad ogni modo, non mancano i positivi supporti, come quelli forniti dal mercato del lavoro: l’ultimo sondaggio Adp ha riportato la creazione di 257.000 posti di lavoro in dicembre nel settore privato, un dato nettamente superiore ai 192.000 posti pronosticati in media dagli analisti grazie soprattutto a 97.000 posti creati dalle grandi aziende e a 95.000 dalle piccole società.

A ridimensionare gli entusiasmi è invece il dato sull’effettiva crescita americana, che rimane intorno al 2 per cento. Deutsche Bank ha tagliato le previsioni sul Pil statunitense citando eccessi di scorte aziendali e recenti dati deboli sul comparto manifatturiero, gli ordini di beni durevoli, l’interscambio e l’edilizia, e ipotizzando dunque uno 0,5% nel quarto trimestre, l’1,7% per l’intero 2015 e l’1,5% nei primi tre mesi del 2016. Previsioni che, afferma la banca tedesca, potrebbero essere riviste addirittura al ribasso.

A nostro giudizio, nonostante il quadro contrastato non offra certamente rassicurazioni, è probabile che la Federal Reserve possa ora orientarsi per far scattare nel 2016 più strette di quante il mercato ne aspetti. Il vicepresidente della Fed Stanley Fischer, in una intervista alla rete Tv Cnbc, ha indicato che potrebbero essere quattro, il doppio delle attese degli investitori. John Williams della sede Fed di San Francisco ne ha anticipate fino a cinque. Potrebbero tuttavia essere anche due, come sancito da alcuni analisti. Staremo a vedere, con l’impressione che molto dipenderà dall’evoluzione dei dati sopra anticipati.

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