Dollaro in calo per la seconda settimana consecutiva

Il dollaro ha concluso in calo il proprio trend per la seconda settimana consecutiva, andando a scendere su livelli che risultavano essere abbandonati dallo scorso mese di ottobre. A poco più di due settimane dal FOMC del 27 aprile, pertanto, difficilmente potranno comparire notevoli spunti rialzisti significativi. Il che significa, in altri termini, che le nostre previsioni formulate in tempi non sospetti si realizzeranno: il FOMC di fine aprile non formulerà alcun rialzo dei tassi, mentre rimangono aperte le possibilità, in tal senso, per il prossimo giugno.

Ad ogni modo, tornando alle quotazioni del dollaro, e data l’entità della correzione recente, ulteriori flessioni potrebbero essere evitate se i dati macro USA in corso di pubblicazione saranno sufficientemente positivi. La settimana vede infatti molti dati in uscita, a rappresentazione di una buona “prova” di resistenza: mercoledì verranno pubblicate le vendite al dettaglio e il Beige Book, giovedì l’inflazione, venerdì l’indice Empire, la produzione industriale e la fiducia del Michigan.

Complessivamente, dai dati in calendario si attendono indicazioni di carattere misto, ma tendenzialmente positive. Particolare importanza avranno i primi dati di aprile, perché saranno i primi dati relativi al 2° trimestre: indice Empire e fiducia.

Di contro, l’euro si è stabilizzato su livelli elevati, soffermandosi per tutta la settimana passata all’interno del range stretto di 1,13-1,14 EUR/USD. La tenuta delle quotazioni dell’euro, difficilmente così forte negli ultimi tempi, non è stata scalfita nemmeno dopo la pubblicazione di dati negativi di produzione industriale italiana. Quanto basta per poter segnalare concretamente una certa forza della moneta unica e, dal punto di vista tecnico, maggiori possibilità di salita piuttosto che di discesa. Dal punto di vista dei fondamentali però tali livelli sarebbero piuttosto elevati.

Nei prossimi giorni, sorprese favorevoli dai dati macro USA o – di contro – delusioni da quelli macro dell’area euro potrebbero pertanto riuscire ad abbassare il range di oscillazione del cambio. In tal senso, ricordiamo che i dati macro europei più importanti di questi giorni saranno mercoledì la produzione industriale aggregata dell’area, che vedrà una contrazione in febbraio, e la stima finale dell’inflazione di marzo. Se quest’ultima dovesse mostrare una revisione verso il basso, anche lieve, potrebbe comparire un significativo spunto ribassista abbastanza per l’euro.

Più sul medio termine, riteniamo comunque l’euro in corso di debolezza, accentuata con l’avvicinarsi del momento dell’incremento dei tassi di interesse di riferimento da parte della Federal Reserve, che riteniamo probabile (ma non “quasi” certo) nell’appuntamento di giugno.

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