Banche centrali e interventi sul Forex: dopo la Cina anche il Giappone?

La banca centrale giapponese è sempre più sotto pressione per introdurre nuovi stimoli monetari nel Paese. Una pressione che negli ultimi giorni è risultata essere significativamente accentuata in seguito alle decisioni provenienti dalla Cina. E pertanto, a quasi due anni e mezzo dall’introduzione della politica ultraespansiva di “allentamento quantitativo e qualitativo”, la Banca del Giappone si trova davanti a una inflazione “core” tornata vicino allo zero anziché prossima al target ufficiale del 2%.

Come ricordava sulle pagine del quotidiano Il Sole 24 Ore Andrew Garthwaite del Credit Suisse, “un renminbi più debole potrebbe portare la BoJ a varare ulteriori stimoli, in relazione all’inflazione troppo bassa e al fatto che il 2,7% del Pil giapponese è esportato verso la Cina”. Insomma, figurativamente parlando Pechino potrebbe contribuire a esportare deflazione al di là delle pure dinamiche valutarie, e non sono pochi i trader che hanno interpretato le ultime mosse provenienti dalla Cina come un segnale di consapevolezza del rallentamento della crescita, peraltro certificato dalla pubblicazione degli ultimi dati macro.

Quanto sopra sta di riflesso provocando una futa dagli asset di rischio che penalizza le materie prime, e la Boj non sembra voler rimanere ininfluente a quanto accadrà.

Per averne conferma sia d’altronde sufficiente prestare un rapido sguardo ai cross valutari, con il dollaro sempre più forte nei confronti dello yen, indebolitosi sopra un cambio di 125. Un deprezzamento della valuta giapponese che non sembra esser visto con favore da molte parti industriali. Tuttavia, se la BoJ dovesse allentare ancora la sua politica in contemporanea con il previsto avvio in autunno della manovra di rialzo dei tassi americani, la divisa nipponica potrebbe precipitare oltre quanto desiderabile.

Sempre sulle pagine del quotidiano economico finanziario, i giornalisti de Il Sole 24 Ore ricordavano come per gli analisti di Nomura Securities la banca centrale nipponica agirà non prima dell’aprile dell’anno prossimo. In aggiunta, Nomura sottolinea come gli effetti sull’economia giapponese dovrebbero restare limitati se lo yuan non dovesse deprezzarsi di più.

Ma cosa accadrà in caso contrario? In questa ipotesi, certamente meno favorevole, “un ulteriore deprezzamento dello yuan sarebbe una cattiva notizia per gli esportatori giapponesi, che hanno una relazione competitiva con operatori cinesi”. In aggiunta a quanto sopra, ne avrebbero particolari conseguenze negative anche le aziende con alta esposizione all’ondata in corso di turisti cinesi in Giappone, gruppo straniero tra i più popolosi, e tra quelli che spendono mediamente di più quando sono in vacanza.

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