Banche centrali Asia, cosa sta accadendo?

Sui nostri siti spesso abbiamo l’opportunità di approfondire cosa sta accadendo ai vertici delle principali banche centrali occidentali (Fed, Bce, BoE). Ma cosa sta succedendo, invece, tra le banche centrali più rappresentative d’Asia e, quindi, a Tokyo e Pechino?

Un pò come avviene tra Bce e Fed, anche Tokyo e Pechino stanno in questi mesi formando una netta divergenza nelle proprie ultime decisioni: se infatti la Banca del Giappone la scorsa settimana non ha preso alcuna nuova iniziativa nonostante il ritorno del Paese in recessione, l’istituto centrale cinese ha varato un altro passo finalizzato a contenere le pressioni deflazionistiche e a stimolare i prestiti bancari.

Con tali auspici si può dunque spiegare l’atteggiamento della People’s Bank of China, che ha annunciato come il tasso overnight sugli STF (cioè, quegli strumenti di prestito a breve che forniscono liquidità a istituti di credito) viene tagliato dal 4,5% al 2,75%, mentre il tasso a sette giorni è abbassato dal 5,5% al 3,25 per cento.

Ma cosa significa? Sintetizzando, forse eccessivamente, il tutto, significa che la manovra sugli strumenti a breve dovrebbe indurre gli istituti di credito ad agevolare i motori del credito e, dunque, cercando di determinare un concreto stimolo all’economia reale, per il momento comunque inferiore alle misure di riduzione più importanti su tassi di riferimento (tagliati sei volte in un anno) e alle riserve bancarie decise da ultimo il mese scorso.

In Giappone, come sopra anticipato, la situazione è molto diversa. Nella capitale giapponese l’istituto monetario di riferimento non è sembrato scomporsi più di tanto in seguito alla notizia sull’arretramento del Prodotto interno lordo del terzo trimestre (-0,2% sui tre mesi precedenti, pari a un -0,8% annualizzato), seguito alla contrazione annualizzata rivista a -0,7% del secondo trimestre.

Dunque, la banca centrale non ha fatto altro che confermare la propria politica monetaria piuttosto espansiva, sottolineando quali siano gli elementi che la inducono a essere ottimista sulla continuazione di una moderata ripresa dell’economia. Secondo i vertici della banca, la dinamica dei prezzi è piatta a causa della flessione dei prezzi petroliferi, ma le prospettive sul futuro sono comunque piuttosto positive, e parlano di una continua ascesa sul lungo termine pur – come evidenziato da alcuni indicatori – piuttosto debole.

Quanto sopra potrebbe pertanto essere intuito come una sorta di via libera all’attuazione anticipata di alcuni ulteriori allentamenti monetari, nel caso in cui la congiuntura dovesse ancora peggiorare.

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