Anche gli Stati Uniti potranno esportare petrolio

Novità del 2016 per quanto concerne il commercio internazionale di petrolio. Per la prima volta da quarant’anni a questa parte, infatti, gli Stati Uniti potranno esportare il proprio greggio. A confermarlo è la Camera dei rappresentanti americani, che poco prima delle festività di Natale ha votato positivamente il testo che apre la strada all’eliminazione del divieto di export, che risaliva dal 1975. Ma per quali motivi?

Come risulta facilmente intuibile considerare, sono oggi radicalmente cambiate le situazioni che quarant’anni fa originarono il divieto, essendo di fatti finita la carenza di greggio da utilizzare nel mercato domestico. A metà degli anni Settanta la scarsità di petrolio durante il primo shock petrolifero che seguì la guerra del Kippour condusse il prezzo del greggio a quadruplicare (da 3 a 12 dollari) e gli Stati Uniti a dotarsi di riserve strategiche, vietandone in contemporanea l’export come conseguenza dell’embargo deciso dai paesi arabi agli alleati di Israele.

Il provvedimento con il quale viene eliminato il divieto è oggi approvato positivamente da repubblicati e democratici, seppur per motivi completamente diversi. Per quanto concerne i repubblicani vicini alla lobby del petrolio, si tratta di una vittoria perchè da due anni i produttori volevano fortemente la fine di tale divieto di export, giudicato da più parti come obsoleto, visto che il paese dispone di una risorsa abbondante: la produzione Usa è aumentata di circa il 90% da agosto 2008.

Al di là dei posizionamenti politici, a breve termine la scelta di poter esportare il proprio petrolio dagli Stati Uniti non dovrebbe comunque comportare grossi cambiamenti, dal momento che la capacità di export è una funzione di arbitraggio tra il prezzo di un barile del Wti (West Texas Intermediate), che serve come standard alla Borsa di New York, e il Brent, il suo omologo a Londra.

Lo scarto tra i due indicatori è oggi molto debole (intorno a una decina di centesimi). Ne consegue che per gli stessi produttori statunitensi non vi è nè urgenza nè vantaggio a esportare, almeno in termini di prezzo (diverso il discorso per le quote di mercato, delle quali parleremo in seguito). Sarebbe certamente stato diverso se l’eliminazione del divieto fosse avvenuta cinque anni fa: nel 2011 lo scarto era di 27 dollari.

Come se non bastasse, oltre al riavvicinamento di Brent e Wti c’è un altro elemento che bisogna tenere in considerazione: la caduta del prezzo sotto i 40 dollari al barile.

 

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